I rischi della Black Hat SEO
Con la definizione Black Hat SEO si intende l’insieme di attività che consentono di ottenere vantaggi di posizionamento sui motori di ricerca, sfruttando le caratteristiche degli algoritmi utilizzati da questi ultimi, a discapito della cosiddetta White Hat SEO.
Lo scopo dei motori di ricerca è quello di fornire, all’utente che esegue una certa query, i migliori risultati in termini di pertinenza e di intento di ricerca.
Tramite la Black Hat SEO è dunque possibile tentare di ingannare i motori di ricerca creando dei contenuti ad-hoc che non sono fatti per l’utente finale, ma sono creati con l'obiettivo di ottenere il miglior posizionamento di un sito internet.
La White Hat SEO persegue invece l’obiettivo del posizionamento Google attraverso:
- l’implementazione delle linee guida ufficiali di Google
- la creazione di contenuti originali e di qualità
- l’ottimizzazione on page
- l’utilizzo di dati strutturati
A partire da settembre 2016, il motore di ricerca Google ha annunciato che Penguin 4.0 fa parte del suo algoritmo principale, e dunque funziona in tempo reale.
A seconda della gravità, si può rischiare una penalizzazione nel posizionamento del sito internet (perdita di ranking), oppure la deindicizzazione della pagina incriminata. Nei casi più gravi si può arrivare addirittura a subire la deindicizzazione dell’intero sito internet.
Come avrai potuto capire dalla lettura di questo articolo, le tecniche di Black Hat SEO sono pericolose e si rischia una seria penalizzazione.
Durante le attività di posizionamento è quindi opportuno non farsi tentare dai facili e veloci risultati ma lavorare per implementare una strategia che porterà i risultati nel posizionamento del sito web in maniera più lineare e duratura.
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