Catapano Giuseppe: Legge Sabatini anche per le piccole aziende
La nuova Sabatini, per come è stata disegnata dal decreto del Fare, sosterrà non solo le pmi (per come classificate dall’Ue con la raccomandazione 2003/361/Ce della Commissione del 6 maggio 2003), ma anche microimprese e aziende agricole e della pesca. Di più: oltre ai tradizionali investimenti previsti (acquisto o locazione finanziaria di macchine utensili, impianti e attrezzature a uso produttivo nuovi di fabbrica), per la prima volta il meccanismo di finanziamento agevolato sarà utilizzabile per comprare beni strumentali d’impresa. Che, ad esempio, per un’azienda zootecnica potrebbe anche significare una stalla. Il tutto è previsto dal testo finale del decreto del Fare (dl 69/2013), su cui la Camera ha votato la fiducia dopo il recepimento degli emendamenti nelle commissioni bilancio e affari costituzionali.
A cura del prof. Giuseppe Catapano
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e'>I paesi non euro potranno aderire al meccanismo unico di vigilanza, beneficiando di condizioni di assoluta parità di trattamento con i paesi dell’area per ciò che concerne la governance del Sistema unico di vigilanza.La direttiva sulla risoluzione delle banche, la Bank recovery and resolution, oggetto di un accordo in sede di consiglio Ecofin del giugno scorso, ha definito un sistema di armonizzazione minima a livello europeo delle regole per la gestione delle crisi di banche.
La direttiva si caratterizza per l’introduzione di strumenti comuni di risoluzione in tutti i paesi membri al fine di assicurare il contributo del settore finanziario privato al costo delle crisi, nonché di meccanismi di cooperazione per la gestione degli scompensi di gruppi transfrontalieri. L’aspetto qualificante di questa innovativa regolamentazione è costituito dall’avere assunto, sulla base dell’esperienza del salvataggio di Cipro, il così detto bail-in, come lo strumento principale per intervenire a sostegno di una banca in difficoltà.
È previsto quindi che le perdite gravino in primis sugli azionisti e sui creditori della banca stessa. Viene definito l’ambito di applicazione di questo strumento (ovvero a quali categorie di creditori applicarlo e secondo quale ordine) e il grado di armonizzazione a livello europeo (ovvero il grado di discrezionalità esercitabile dalle singole autorità di risoluzione nazionali).
Il 10 luglio, la Commissione ha presentato la sua proposta per la creazione di un meccanismo di risoluzione unico. Questa parte da due presupposti pienamente condivisibili. Dopo aver accentrato i poteri di vigilanza per i paesi che faranno parte del sistema unico di sorveglianza, occorre realizzare un accentramento anche dei poteri di risoluzione delle banche. In aggiunta, in un mercato integrato, un meccanismo decisionale unico di tipo sovranazionale è lo strumento più idoneo per minimizzare le perdite conseguenti a una crisi bancaria.
Gli elementi caratterizzanti, quindi controversi, della proposta della Commissione sono la creazione di un board dove saranno rappresentate le autorità nazionali di risoluzione, ma anche la previsione di un ruolo centrale per la Commissione cui spetterà di decidere se e quando avviare la risoluzione di una banca.
Altro aspetto rilevante è la proposta che la creazione di un fondo comune di risoluzione finanziato dalle banche e in grado di disporre di risorse tali da rendere meno probabile l’intervento.
A cura del Prof. Giuseppe Catapano
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