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Lo "Sportello dei Diritti": l'Italia sostenga Pino Arlacchi alla guida dell'ONU

Lo "Sportello dei Diritti": l'Italia sostenga Pino Arlacchi alla guida dell'ONU

 

La crisi perdurante del sistema di relazioni globali e la reiterata violazione delle regole del diritto internazionale pone più che mai gli stati e le stesse istituzioni ultrastatali di fronte ad un interrogativo che si ripete da anni: l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha più un senso? La risposta non può che arrivare dalla necessità di una riforma concreta che passi anche da chi la dovrà guidare. L'Italia può vantare una personalità che avendo maturato grande esperienza proprio in quella istituzione ha già lanciato una sua idea di rigenerazione: Pino Arlacchi, sociologo, più volte parlamentare sia a Roma che a Bruxelles e già dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite, direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine) e direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. Proprio in questi giorni, forte del suo profilo di eccezionale spessore ha annunciato la sua candidatura alla guida delle Nazione Unite con un'idea di rinnovamento che può essere sintetizzata in tre punti fondamentali:

1. La formazione di una forza stabile di mantenimento della pace, capace di intervenire nei conflitti in maniera efficace

2. L’abolizione del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, oggi il principale ostacolo all’azione

3. La trasformazione dell’Assemblea Generale in un vero Parlamento mondiale, che esprime un esecutivo rappresentativo della volontà dei popoli del mondo.

La biografia di Pino Arlacchi: nato il 21 febbraio 1951 a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, e la sua storia professionale e politica la dicono sull'alto profilo di cui gode e sulle relazioni anche internazionali che ha potuto intessere nel corso della sua lunga carriera nell'università e nelle istituzioni, in particolar modo quelle sovrastatali, a partire dalla sua nota conoscenza delle mafie e della criminalità organizzata. Laureato in sociologia a Trento nel 1973, ha insegnato all'Università della Calabria e a Firenze, pubblicando testi come "La mafia imprenditrice" (1983) e ispirando la creazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) come consigliere del ministro Vincenzo Scotti. Minacciato da Totò Riina nel 1994, ha raccolto testimonianze di pentiti come Buscetta e Calderone. Entrato in politica con il Pds nel 1994, fu prima deputato poi senatore con L'Ulivo nel 1996. Dal 1997 al 2002, come già detto, è stato sottosegretario generale Onu a Vienna, dirigendo l'ufficio antidroga UNDCP. In questo ruolo ha promosso la strategia "Un mondo libero dalla droga" (1998) e la Convenzione Onu contro la Criminalità Transnazionale (nel 2000 a Palermo). Nel 2009, divenne europarlamentare con l'Italia dei Valori. Nel 2024 è stato candidato con la lista pacifista di Michele Santoro. Ancora oggi, collabora con Il Fatto Quotidiano sul quale è seguitissima la sua rubrica concentrata non solo sulla lotta alla criminalità ma anche sugli scenari internazionali con una visione sempre molto chiara e intellegibile dell'evoluzione della situazione mondiale. L'idea di Pino Arlacchi parte, quindi, da una rifondazione democratica dell'Onu, che passi dalla modifica di solo pochi articoli della Carta delle Nazioni Unite, dall'abolizione del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, che diventerebbe un Consiglio di Pace, per spostare il potere decisionale all'Assemblea Generale. Una rivoluzione moderna e democratica che garantirebbe il giusto peso politico agli oltre 150 Stati del "Sud del mondo" – grandi, medi e piccoli – emancipati dal neocolonialismo, promuovendo pace, lotta alla povertà e protezione dell'ambiente in un contesto multipolare. Arlacchi non ha parlato di un "governo mondiale" perchè è uno studioso concreto e pratico, ma un'Onu efficiente in antitesi all'egemonismo Usa, soprattutto nella sua versione trumpiana. Non si può nascondere, quindi, che egli conti sul sostegno dei paesi emergenti, la Cina cui ha dedicato ampio spazio nei suoi ultimi scritti tra cui "La Cina spiegata all’Occidente", e il resto dei Paesi Brics, anzitutto. Quelle che appaiono proposte realizzabili di "buon senso", l'altissimo profilo della personalità che offre la propria esperienza, professionalità, relazioni internazionali alla domanda generale di Pace che viene dalla parte preponderante della popolazione mondiale non può che spingere anche Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che è da sempre in prima linea nella difesa dei Diritti e della Pace e che non ha mai nascosto la propria vicinanza alle idee e alla visione del mondo di Pino Arlacchi, chiede che anche l'Italia, a partire dal proprio governo ne sostenga la candidatura che per le ragioni già espresse riteniamo l'unica possibile nel panorama nazionale. 

Comunicato di Avatar di dagatadagata | Pubblicato Domenica, 26-Apr-2026 | Categoria: Notizie
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