La Bottega editoriale di Fulvio Mazza
Dalla Scuola di Casa editrice di “Bottega editoriale” un insegnamento fondamentale: un buon editor deve avere una forma mentis di pieno rispetto per lo stile degli autori
I partecipanti alla Scuola di Redattore di casa editrice, organizzata da la Bottega editoriale, sono appena giunti a metà del primo modulo didattico. Durante tale fase, si stanno fornendo agli iscritti alcune nozioni fondamentali per la professione alla quale vogliono accostarsi: cos’è il mercato editoriale, come funziona la redazione di una casa editrice, come nasce un libro, cosa significa “conflitto collaborativo” tra redattore e autore, cos’è l’attività di editing.
Già da questa prima sezione introduttiva, una sorta di presentazione del mondo e del mercato editoriale, possiamo dire che il docente, Fulvio Mazza, ha mostrato in modo chiaro quale sia lo spirito del suo corso. Non illustrare ciò che è “in teoria” il mondo editoriale, quello che “dovrebbe essere”, ma far comprendere quello che realmente accade o può accadere in una casa editrice. La Scuola, che vuole fornire un percorso di formazione professionale, intende preparare i partecipanti a un ingresso nel mondo del lavoro. Qualificarli dunque in maniera utile (intendendo “utile” nel senso migliore del termine), e prepararli alle contingenze, alle variabili che certo incontreranno.
Perché questa è la fondamentale differenza tra l’ipotesi e la realtà: la realtà è più complessa, contiene imprevisti e situazioni che non rispondono mai agli standard. E il corso vuole insegnare non soltanto le regole, ma anche e soprattutto il modo – i molti modi – in cui queste vengono applicate nella complicata realtà.
Per apprendere le regole in fondo sarebbe sufficiente un buon manuale. Ma per applicarle è necessaria una precisa forma mentis: la capacità di riconoscere il ‘particolare’ senza perdere di vista l’‘universale’, di prendere decisioni che non possono essere stabilite a priori. Il principale obiettivo del corso pare appunto indurre i partecipanti a fornirsi di quest’abitudine mentale al discernimento e alla responsabilità individuale delle scelte. Anche la maniera in cui si realizza l’insegnamento è improntata al medesimo spirito. Gli incontri, molto fluidi e partecipati, vedono il docente impegnato a illustrare casi possibili (scelti non solo tra i più prevedibili), tramite esempi pratici, discussioni, vere e proprie simulazioni di lavoro. Il dibattito è costante e incoraggiato: lo spirito dialettico emerge dunque nel merito e nel metodo. L’attenzione rivolta al reale, al concreto, è simboleggiata da quel “dipende” che ritorna – vera parola chiave – in più contesti.
Concretezza, adattabilità, comprensione del reale e del realistico, sono le doti da sviluppare negli aspiranti redattori che frequentano il corso. Senza tralasciare la competenza tecnica, che resta sempre la base di ogni professione e di questa in particolare. Il redattore (da redigere, che significa “raccogliere, ordinare”) è colui che mette ordine in un testo del quale non è l’autore. E deve conoscere bene le regole, per poi applicarle con sapienza e coscienza delle diverse circostanze in cui dovrà operare e con il giusto rispetto – mai dimenticarlo – delle opere alle quali metterà mano. Il redattore deve sapere osservare il rigore formale senza compromettere lo stile individuale, badare insieme alla correttezza e all’originalità, e così via, conciliando le esigenze dell’autore con quelle dell’editore. La Scuola vuole indicare questa via stretta e impervia, perché i professionisti che verranno siano poi in grado di riconoscerla quando dovranno percorrerla nella pratica lavorativa.
E arriviamo a un altro punto nodale: una casa editrice pubblica opere culturali. Non sempre opere di eccelso valore, si capisce, ma sempre, almeno nell’intenzione, contributi alla cultura. Una casa editrice diffonde sapere. E lo fa per mestiere. Lo fa per denaro. In apparenza una contraddizione. Ma è proprio dalla volontà e dalla capacità di superare tale contraddizione che nasce una buona casa editrice. La Scuola insegna anche questo ai suoi corsisti. E il principio non vale solo per una casa editrice: se faccio bene il mio mestiere, quale che esso sia, posso aspettarmi di essere ben pagato per farlo.
Se i partecipanti al corso acquisiranno una professionalità, e dimostreranno di possederla ad un buon livello, potranno ben sperare di averne molte soddisfazioni e anche (ciò che pure certamente sta loro a cuore) un’adeguata retribuzione. Magari con uno stipendio regolare e un contratto a tempo indeterminato – che rimane uno dei sogni, magari non dei più saggi, di questa generazione.
Mària Ivano
La Scuola di Casa editrice, organizzata da “la Bottega editoriale” (www.bottegaeditoriale.it) è diretta da Fulvio Mazza
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